Carri Carnevale Viareggio | Carnevale di Viareggio

Carnevale di Viareggio 2018

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Gennaio Febbraio

I Carri

Sono l’attrazione principale del carnevale viareggino. Grossi, imponenti e maestosi, sono la massima espressione dell’arte dei maestri carristi e sui quali enormi caricature di uomini famosi, nel campo politico, dello spettacolo o culturale, troneggiano con i loro tratti caratteristici, specialmente somatici, trattandoli con satira ed ironia.

I bozzetti sono ciò che sta all’origine e alla base dei carri del carnevale di Viareggio, sono la prima rappresentazione di ciò che si vuole creare. Ogni anno la Fondazione Carnevale, la fondazione che sta a capo e che organizza la manifestazione, apre un bando di concorso in cui si può presentare il proprio bozzetto, dove oltre alla “bozza” del carro bisogna presentare una relazione sul tema e un progetto tecnico; oltre ai bozzetti dei carri, vengono presentati anche i bozzetti per le mascherate di gruppo e per le maschere isolate che seguiranno, una volta realizzate, i carri di prima e seconda categoria nella sfilata. Una volta stabiliti quali bozzetti verranno realizzati, la Fondazione mette a disposizione dei carristi una certa somma di denaro, in base a ciò che si realizzerà, e una officina all’interno della Cittadella dove poter lavorare.

Una volta ricevuti soldi e spazio per costruire si può iniziare a costruire ciò che si è presentato. Per quanto riguarda i carri c’è bisogno prima di tutto di un carrello che possa sostenere l’enorme peso della struttura e delle persone che staranno sopra il carro per tutta la sfilata, e solo la  Cometto, ditta torinese, è l’unica in Italia a produrli. Una volta che si ha il carrello, ci si monta e si salda sopra tutta la struttura in acciaio che, seguendo un ben preciso progetto ingegneristico, dovrà, oltre a sostenere le figure che vi verranno poste, fare anche da supporto per tutte le parti mobili (contrappesi, tiranti, pistoni pneumatici e molle) che ruotano su cuscinetti.

Mentre si monta lo scheletro si pensa a come rivestire la struttura e a questo ci pensano il maestro carrista e  i suoi aiutanti, realizzando prima un modellino del carro in scala alto pochi centimetri e facendolo poi a fette, ddove ogni sezione servirà come modello in scala per ogni pezzo che verrà montato. Vengono così create statue a graticcio, alte al massimo 2 o 3 metri, delle varie sezioni con maglie di qualche decina di centimetri che vengono ricoperte da uno strato di creta che serve al maestro carrista, o comunque a chi ci sta lavorando, di lavorare e modellare ogni possibile dettaglio che avrà quella parte; in questo modo si possono realizzare figure più grandi a pezzi, anche perchè, in questo modo, le parti che si muovono (braccia, teste e occhi ad esempio) sono più facili da modellare e montare.

Una volta modellato ogni dettaglio, sullo strato di creta viene posto uno strato di qualche centimetro di gesso, che diventerà così il negativo su cui verranno posti gli strati di giornale, impregnati con una tradizionale colla, e pressati per bene sopra un foglio di giornale inumidito; lo stampo viene così posto in un essicatore per una quindicina di ore ottenendo così la figura di carta che verrà verniciata prima di bianco, poi con il colore che dovrà avere e infine ricoperta con una vernice impermeabile, per proteggere le figure dalla pioggia, venendo così montata definitivamente sulla struttura. Una volta finito il carro e trovato le persone che ci balleranno sopra, c’è bisogno di un equipaggio (in ricordo delle origini marinaresche del carnevale) che starà al suo interno e azionerà tutti i meccanismi necessari a far compiere tutti i movimenti delle enormi figure create.

Le enormi figure in carta a calco, definite erroneamente da molti in cartapesta, vengono create a partire dal calco in gesso delle figure stesse. Prima di utilizzarlo come calco, il gesso veniva usato, fino alla metà degli anni ’20, come materiale per le figure dei carri, ma limitava molto la creatività dei maestri carristi per via della sua pesantezza e fragilità, e nel 1925 Antonio D’Arliano fu il primo a utilizzarlo come calco e a introdurre questo nuovo modo di creare le figure.

All’interno del calco viene prima inserito un primo strato formato da una pagina di giornale inumidita e successivamente vengono posti giornali impregnati da una colla particolare fatta da acqua e farina di grano bollita e pressandoli per bene così da far aderire  bene gli strati (di solito sono necessari 7 strati)  ai dettagli della figura; per distinugere gli strati che si vanno a creare vengono alternate pagine bianche a pagine colorate. Una volta che tutti gli strati sono posti, il calco viene posto in un essicatore per una quindicina di ore per far si che tutta l’acqua presente evapori, lasciando così la forma della sagoma leggera e pronta per essere verniciata.

Al suo interno, la sagoma viene poi rinforzata da una armatura di tondini di ferro per evitare che a causa delle vibrazioni subite durante la sfilata collassi o cadano pezzi e che serve anche ad agganciare la figura alla struttura base e più interna del carro. Prima di agganciare e unire le parti di una figura, vengono eventualmente inseriti al suo interno i meccanismi per muoverla e le luci necessari.

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