Storia Carnevale Viareggio | Carnevale di Viareggio

La Storia

Anno 1873, i ricchi borghesi della città decisero di protestare per le troppe tasse, decidendo di mascherarsi: nacque dunque l’idea, fra i giovani bene di Viareggio, di organizzare una parata di carrozze con carattere di sbeffeggio, in linea con la tradizione millenaria del Carnevale di esorcizzare e mettere a nudo i problemi della società in cui si vive; nacque così, nel martedì grasso di quell’anno, il Carnevale di Viareggio come oggi lo conosciamo.

Prima di quella data però il carnevale era una cosa sentita dal popolo viareggino, in quanto, già ai tempi del Ducato di Lucca, il governo della città regalava al popolo una giornata “trasgressiva“, il Martedì Grasso, dove servi  e padroni banchettavano insieme e la cittadinanza era solita nominare governatore della città per quel giorno un “mattocchio in chiodara, scroi e ciarpone rosso in vita” chiamato provocatoriamente Puppino, come sbeffeggio per i “pupponi” dell’amministrazione del ducato.

In breve tempo il Carnevale divenne proprietà del popolo e fortemente trasgressivo con le prime parodie dei “Signori” della città e dei politici del nuovo stato, l’Italia. Nel 1877 le istituzioni cercarono di limitare la manifestazione nominando un responsabile del corso e obbligando le maschere a effettuare un percorso specifico; inoltre i festeggiamenti furono vietati l’anno successivo, 1878, a causa della morte del re Vittorio Emanuele II, causando qualche dispiacere ai viareggini che sfociò in protesta l’anno successivo, 1879, con il rifiuto da parte della cittadinanza a festeggiare (“Il Carnevale è nostro e lo facciamo quando ci pare e piace” questo era il pensiero che imperversava per le strade viareggine).

Dal 1880 in poi il Carnevale iniziò a diventare di anno in anno sempre più grande e famoso e nel 1883 ebbe inizio la svolta per il carnevale, in quanto in quell’anno sfilò il carro costruito dalla Regia Marina, denominato “i quattro mori” (è il carro di cui si ha più antica memoria e illustrazione), montato su un pianale di marmo, con ruote e trainato da buoi, su cui si trovava il monumento a Fernando I e quattro schiavi in catene, probabilmente un omaggio al compatimento marittimo di Livorno.

Si arriva così ai primi del’900, e la prima grande guerra sembrò distruggere il carnevale, che però resistette e rifiorì più grandioso e più innovativo che mai. In quegli anni infatti iniziarono a esserci grandi novità: nel 1921 ci fu il primo carro che ospitava un’intera banda musicale (“Le nozze d’ oro di Tonin di Burio alla corte del Pinaccio in quel di Lambari (Lammari stroppiato)”, realizzato e ideato da Giuseppe Giorni) e ci fu la prima canzone ufficiale (ora inno del Carnevale) ”Coppa di Champagne“, nel 1923 ci fu il primo carro animato, “Il carro di Pierrot” di Umberto Giampieri, che muoveva gli occhi e la testa grazie ad un meccanismo ingegnoso, e nel 1925 arrivò la novità che cambiò totalmente il carnevale, l’uso della cartapesta (o carta a calco), Antonio “Tonio” D’ Arliano e il suo carro “ I tre cavalieri del Carnevale” aprirono l’era dei carri moderni.

Il 1930 fu l’anno in cui Viareggio trovò la sua maschera, Burlamacco, grazie a Uberto Bonetti, che la disegnò per il manifesto del 1931 sui moli cittadini protesi verso il mare assieme ad una figura femminile, Ondina; la maschera però ricevette il suo nome 8 anni dopo e subì variazioni nelo corso dei decenni successivi.

Durante la Seconda Guerra Mondiale il carnevale si ferma, ma, una volta terminato il conflitto bellico, riprese con ancora più vigore e nel 1954 entrò nelle case degli italiani grazie alla prima diretta televisiva in esterni, consacrando definitivamente Viareggio e il suo Carnevale come Carnevale d’Italia a livello nazionale e internazionale, con la presenza di qualche carrista estero; con l’avvento della diretta televisiva, il Carnevale dovette subire ancora della censura riguardo  qualche carro, ma riuscì a sfruttare al meglio questa occasione.

Nel 2001 venne inaugurata la Cittadella del Carnevale, un grande complesso polifunzionale in cui trovano spazio i moderni laboratori per la costruzione dei carri, il museo del Carnevale, una grande piazza in cui si svolgono varie attività, nel periodo diverso da quello del carnevale, e la scuola della cartapesta.

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